Notizie dal mondo della liuteriaTrionfo del francese Charles Coquet alla Triennale degli strumenti ad arco.Ha vinto nella viola l' unica medaglia d'oro assegnata - Bella presenza di cremonesi tra i premiati, di canadesi e sud coreani - Ponchielli gremito con tifo da stadio
La competizione ha carattere internazionale, tanto da meritare la definizione di "Olimpiadi della Liuteria": costruttori provenienti da tutto il mondo si aggiudicano gli altri riconoscimenti e i premi speciali. Nella categoria violini, secondo posto per il canadese Viateur Roy, terzo per il cremonese Davide Sora (foto a sinistra), che merita anche il premio dell'Associazione Liutai Polacchi. Cinque Stradivari e tre Guarneri del Gesù in vendita privata da Christie's, valore 60 milioni di euro(E noi vi facciamo ascoltare un saggio del loro suono. eseguito da Vadim Repin , cliccare qui)L'autunno è la stagione che tradizionalmente esalta la liuteria cremonese. Lo Stradivari Festival, la Triennale degli strumenti ad arco, Mondomusica che quest'anno si allarga anche agli strumenti a fiato. In questo clima e a fronte di questi eventi che richiameranno su Cremona liutaria patrimonio dell'Unesco l'attenzione di tutto il mondo, si inserisce un evento eccezionale. Otto strumenti dei maestri cremonesi che hanno segnato la storia e l'immaginario del violino, ovvero Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù prendono la via dell'oriente, per fare mostra di sé in attesa di essere messi in vendita privata da Christie's. Per capirci strumenti per un valore (secondo quanto calcola la rivista internazionale The Strad) intorno ai 60 milioni di euro.Gli strumenti della golden age italiana della liuteria che alcuni fortunati si aggiudicheranno nei prossimi mesi, ecco l'elenco:
Secondo il sito di Christie's si tratta di un'occasione di quelle che capitano una volta nella vita per acquistare alcuni dei più importanti strumenti ancora in mano privata. Un'opportunità per pochi e che probabilmente sarà sfruttata dai fondi specializzai in questi strumenti e che poi li affidano alle mani di musicisti di grande levatura, per mantenerli “in esercizio”. Gli strumenti in ottobre e novembre saranno visibili a Shangai e ad Hong Kong (a settembre l'esibizione-vendita ha luogo a New York: nessuna possibilità di cogliere l'occasione “della vita” nella vecchia Europa, ma chi potrà permetterselo, certo non lesinerà sul viaggio). ArchivioNel XIII Concorso internazionale di liuteria del 2014 riconfermata la ispirazione della scuola classica cremonese e bisvittoria nel contrabbasso di Marco Nolli, nato e operante all'ombra del Torrazzo!Al Teatro Ponchielli, pieno in ogni ordine di posti e spesso con un tifo simpatico, a volte per intensità quasi da stadio, si è avuta la proclamazione dei vincitori del tredicesimo concorso internazionale di liuteria "Antonio Stradivari".
Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù sono i modelli cui si ispira anche Ulrich Hinsberger, che aggiunge: “Al giorno d'oggi, grazie ai metodi di rilievo - è possibile modellizzare gli strumenti classici, arrivare a una profonda comprensione delle proporzioni e dell'estetica di questi grandi capolavori” ed aggiunge “Non voglio reinventare il violino! Al limite vorrei lasciare un segno in un sistema maturo: sono sempre stato affascinato dai capolavori classici, così come dai migliori strumenti contemporanei”. VIOLINI -1 -Ulrich Hinsberger (Germania); 2 -Nicholas Gooch (Gran Bretagna); 3- Gonzalo Bayolo (Spagna) VIOLE-1- Ulrike Dederer (Svizzera / Germania); 2 - Charles Coquet (Francia) 3- Florian Geyer (Germania) VIOLONCELLOPrimo premio non assegnato; 2- Krzysztof Krupa (Polonia); 3°Lorenzo Rossi (Italia) CONTRABBASSO - Marco Nolli (Italia); 2- Marianne Lenzini (Italia) ; 3-Francisc Gyorke (Romania) Concorso capace, a dispetto della crisi, di affermare nuovi record di partecipazione: ben 355 costruttori in gara, da 34 Paesi. Seguendo le tracce dei 462 strumenti iscritti si potrebbe compiere agevolmente il giro del mondo! Se l’Italia è stata la nazione più rappresentata, è interessante osservare come anche in Cina e Giappone stia crescendo una nuova leva di liutai: sono stati, infatti, rispettivamente 29 e 37 i concorrenti provenienti dai due Paesi asiatici. Forti di una solida tradizione, le nazioni Europee e gli Stati Uniti hanno visto una presenza numerosa, ma stanno emergendo anche nuove realtà, come l’Australia, Cuba o Israele.
Tutti gli strumenti in gara sono hanno goduto della Esposizione fino al 14 ottobre 2012 nel Padiglione delle Esposizioni Temporanee del Museo del Violino. Le fotografie sono di Antonio Leoni ©. Data 27-9/12 Bisogna interrogarsi con serietà: il Presidente dell'ALI, il quale prende per le corna il decadimento sotto il Torrazzo, analizza con rigore i problemi cruciali accentuati dalla politica degli ultimi mesi e contestualizza le strategie per riportare Cremona al suo ruoloLiuteria, un primato da riconquistare nonostante il riconoscimento dell'UNESCO, gli strumenti ci sono stati forniti dai grandi promotori della liuteria cremonese, ma li abbiamo scartati
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di Anna Lucia Maramotti Politi (Presidente dell'Associazione Liutaria Italiana) La politica cremonese ha un’etichetta: la“liuteria”. Qualsiasi aspetto della nostra vita civile, non si sa per quale misterioso sortilegio, ha una qualche attinenza con il suono del violino, meglio ancora se questo è di Stradivari. Sembra che l’anima del grande liutaio aleggi sulla Città. Fosse vero!, ma così non è. Lo slogan, Cremona città del violino, al quale si potrebbero “vincolare” le sorti per un autentico sviluppo, è al contrario un pretesto per scelte che nulla hanno a che vedere con un passato ancora potenzialmente attuale. Per ciò, occorre non solo una seria riflessione, ma un chiarimento sostanziale sul rapporto fra potenzialità e sviluppo. Dalla nostra storia cosa vogliamo attingere per il presente ed il futuro?. La memoria è mero ricordo o è “facoltà intellettiva” capace di produrre rinnovate eccellenze che, acquisito consapevolmente il passato, lo possano tradurre in occasione di crescita?. Premesso che nel mondo l’immagine della Città corrisponde alla fama della nostra liuteria storica; premesso che troppi “programmi per la liuteria” dei politici locali sono divenuti “carta straccia” non appena è stata varcata la soglia dei palazzi; premesso che a livello internazionale la liuteria cremonese è “archeologia liutaria” (si veda quanto ormai di dominio pubblico come ad esempio le dichiarazioni di Tokio); premesso che le presunte “eccellenze” di istituzioni locali non vanno solo sbandierate, ma verificate; premesso che nulla è stato fatto per contrastare “la moda delle copie degli strumenti”, vera clonazione degli originari a discapito della liuteria contemporanea; ebbene, tutto ciò premesso, è doveroso chiedersi cosa sia effettivamente uno strumento realizzato dal liutaio. La storia insegna che questo nasce dalla volontà d’ottenere un “suono”. Il progetto liutario ha questa precisa finalità: realizzare un “meccanismo” atto a produrre specifiche sonorità. Il resto è cosa da marangoni. Essere liutaio comporta declinare conoscenze, competenze, abilità in funzione del progetto. Conoscenze, competenze, abilità, se non indirizzate allo scopo, non costituiscono l’arte del liutaio. Si potrà dire che questi sarà più o meno dotto, ma non sarà un liutaio che fa del proprio mestiere un’arte. L’eccellenza è stata raggiunta dai padri delle liuteria cremonese in quanto la finalità dello strumento era l’obiettivo che si erano posti in modo chiaro. E’ obbligo però ricordare che all’eccellenza sono giunti non solo i liutai cremonesi, ma anche molti italiani. Questo aspetto non va dimenticato: può servire per ricordare che Cremona è la “capitale della liuteria” in quanto ha un “regno”. Oggi, purtroppo, oltre alla finalità disattesa, si propongono conoscenze, competenze ed abilità generiche. Gli insegnamenti che la scuola offre non sono mirati né al fine né sono congrui alle modalità per raggiungerlo. Un esempio valga per tutti: gli strumenti storici presenti nella nostra Città, oggetto anche di dotti studi, quando mai sono stati sottoposti ad indagini “non distruttive” atte ad evidenziare la loro natura di “meccanismi” per fare musica?.
Vero è che il Preside Arch. Sergio Renzi aveva dato inizio ad un Corso di restauro per dare attuazione alla Carta di Cremona e il Dirigente scolastico Ing. Francesco Torrisi aveva predisposto in tal senso un I.F.T.S. , ma i tempi non erano ancora maturi! Bisognava che diventasse operativo il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio per sancire la necessità di un corso specifico per restauratori (doverosa legge che coinvolge tutti i settori del restauro) mettendo in non poche difficoltà i liutai usi ad intervenire su strumenti del passato. Non necessariamente la prestazione del restauratore riguarda strumenti di grande pregio, ma anche strumenti che hanno superato i cinquant’anni e di proprietà d’istituzioni pubbliche, ad esempio in possesso di molti conservatori: Dura lex. sed lex. Dimenticare quindi anche la storia recente è segno di grave disattenzione. Tokio ha veramente ragione: Cremona non è più la capitale della liuteria, è luogo di “archeologia liutaria”. I concorsi recenti, anche qui da noi, sembrano confermare. Si pensi agli esiti del recente concorso Triennale. Una constatazione, peraltro, viene spontanea: perché Pechino si rivolge al Maestro Gio Batta Morassi quando vuole istituire un concorso internazionale di liuteria contemporanea?. Cremona, dunque, non è così tramontata. Forse è Cremona stessa a non porre attenzione alle vere eccellenze costituite dalle tante botteghe di liutai e ad offrire un’immagine distorta della liuteria. I liutai, almeno la maggior parte, hanno chiare finalità e posseggono professionalità ed arte. Non si dimentichi che sono le botteghe a costituire il “museo diffuso del violino” nella nostra Città. Anche chi propone in Italia, non solo a Cremona, concorsi di liuteria, dovrebbe riflettere. Le copie hanno certamente una funzione per conoscere l’arte del passato sia per gli artisti attuali sia per chi voglia fruirla senza minimamente manometterla, come già osservava Alois Riegl. Ma le copie non rispondono all’attuale kunstwollen (volontà d’arte) che va ricercata nella liuteria contemporanea. Le copie trovano giustificazione nel restauro: quando l’uso di un bene ne affretta la perdita, allora è d’uopo eseguire copie. Queste permettono virtualmente, con i limiti intrinseci del modello, altro dall’originale, di continuarne gli studi e riprenderne la fruibilità. Un esempio può essere utile: modificare uno strumento di Stradivari per restituirlo alla forma “originaria” barocca ha come risultato il “falso storico”, ma una copia può essere realizzata in tal senso. Si apre l’annoso, quanto orami triste tema del Centro per il restauro. Ciò che è doveroso ancora richiedere è un centro per il restauro ove trovino accoglienza prima i corsi per formatori, poi i corsi per la formazione di restauratori di strumenti liutari e non solo, si pensi anche alla tradizione prestigiosa degli organi. Tali corsi debbono caratterizzarsi per l’istituzione di insegnamenti che rispondano effettivamente alla formazione del restauratore e riprendano, in modo dialettico e costruttivo, la Carta di Cremona, superandola ed integrandola con quanto la ricerca ha in questi anni prodotto. Il Centro dovrebbe fornire servizi ai liutai (e dunque on può avere il suo centro se non nella città dove si affollano le loro botteghe). E’ impensabile che questi abbiano a dotarsi di sofisticati, quanto costosi, strumenti d’analisi. Come tutti i medici mandano i propri pazienti presso laboratori d’analisi, anche lo strumento musicale deve essere indirizzato presso strutture capaci di fornire dati importanti per impostare un progetto di restauro. Di più: il Centro deve essere un luogo di raccolta e catalogazione dei dati, il luogo ove si effettua la ricerca scientifica, dove (a mero scopo didattico) vengono effettuati solo restauri “magistrali”. Gli interventi debbono essere realizzati all’interno delle botteghe il cui responsabile (laureatosi nel Centro per il restauro) è legalmente riconosciuto restauratore. Sotto la diretta responsabilità della Sovrintendenza tutto deve essere eseguito in ottemperanza della vigente legge (Decreto legislativo n. 51 del 22/01/04, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24/02/04) Per questo si vuole un Centro “per” il restauro e non un centro “di” restauro: un Centro di formazione e di servizi, non una megabottega che sottragga lavoro alle nostre gloriose botteghe di liutai. E’ in quest’ottica che l’Arch. Prof. Carla Di Francesco, allora Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - aveva pensato all’uso di palazzo Pallavicino. Sull’edificio già era intervenuto con questo specifico scopo il Prof. Arch. Alberto Grimoldi. Ma per questa vicenda solo ai posteri spetta “l’ardua sentenza”. Si voglia o no, al giudizio storico nessuno si sottrae: speriamo che il tempo sia “galantuomo”. |
Ed ecco che sulle posizioni espresse da circa tre anni da Il Vascello e si fa viva l'ANLAIStradivari non abita più qui ? |
Jean Baptiste Vuillaume fu certamente il nemico più acerrimo della liuteria italiana anche se era stato tra i “migliori” falsari proprio dei più grandi liutai classici ed era riuscito ad ottenere dagli sprovveduti eredi a prezzi irrisori la collezione Tarisio con tanti inestimabili capolavori riuscendo ad arricchirsi a dismisura
Si affannò a sentenziare la fine della liuteria italiana e solo grazie a Giuseppe Fiorini ( il liutaio che Cremona dovrebbe davvero ringraziare e cui dovrebbe finalmente “pagare” il debito di infinita riconoscenza ) il metodo stradivariano che era stato surclassato dalla forma esterna poté tornare ad essere di nuovo apprezzato e risorgere.
Quasi ogni anno comunque si assiste su riviste specializzate ad un attacco ricorrente alla liuteria italiana e a Cremona in particolare da vari paesi europei Germania, Francia, Inghilterra ma anche dagli Usa. Ci si scandalizza da più parti sulla situazione attuale cremonese, si grida allo scandalo mentre da parte dei “nostri “ si cerca di minimizzare e si sottolinea il fatto che questi articoli sarebbero solo frutto dell’invidia di coloro che non possono contare sulla nostra tradizione e sulle nostre capacità.
Tutto vero ( o perlomeno vero in gran parte ). Non possiamo certo dire però che altri paesi non abbiano fatto passi da gigante spesso anche grazie al nostro contributo ( quanti liutai bravi sono stati formati a Cremona ad esempio ). Non possiamo certo dire, nell’era della globalizzazione, che non esistano in vari paesi europei ma anche negli Usa e perché no anche in Cina, Giappone, Corea grandi e stimati liutai i cui strumenti suonano benissimo. Non possiamo dire comunque anche di essere sempre nel giusto e di non meritare almeno in parte queste critiche.
Diventa quindi ogni anno sempre più difficile sostenere il primato della liuteria italiana e cremonese in particolare specie se non si è in grado di gestire l’attività liutaria in maniera coerente, corretta e condivisa.
Queste le logiche premesse per una situazione che continua a determinare, accanto ad iniziative di rilievo e di grande spessore, altre “ incapacità “ e comportamenti contraddittori se non negativi.
Qui sopra la denuncia "solitaria" de Il Vascello: violini tricolori di provenienza cinese in centro a Cremona
Mi pare inutile elencare i tanti lati positivi; Cremona può contare sulla presenza di una collezione di strumenti di grandissimo valore : Amati, Stradivari, Guarneri, ecc in via di “ allargamento costante” che portano in città visitatori di ogni parte del mondo i quali possono ammirare anche i cimeli stradivariani (dono sempre del grande Fiorini ) . Magari sarebbe opportuno che questi strumenti fossero suonati sempre da persone di talento e di grande capacità per farne apprezzare le loro grandi qualità A breve si inaugurerà il Museo del Violino in cui molti ripongono grandi speranze. La Triennale degli Strumenti ad arco è considerato giustamente un concorso internazionale tra i più famosi. Ogni anno Mondomusica richiama visitatori, musicisti e commercianti da tutto il mondo anche se non mancano critiche anche su tutti questi settori.
Ma gli “ attacchi” giungono soprattutto sulla qualità della produzione attuale cremonese. C’è da chiedersi: questi articoli hanno davvero tutti i torti ? Una parte dei liutai cremonesi non contribuisce a confermare nei fatti alcune carenze di nostri prodotti ? Una parte di liutai “ seri” non ha forse la stessa convinzione ? A noi pare di sì.
Per prima cosa a Cremona esistono tantissime botteghe di liuteria Nessun territorio al mondo ha una concentrazione di liutai come Cremona. Potrebbe essere sicuramente un elemento positivo se non si considera il fatto che la grandissima presenza e le difficoltà di concorrenza determinano di per sé molti contrasti ma c’è da aggiungere che chiunque avendo disponibilità economiche può aprire bottega a Cremona indipendentemente dal titolo di studio posseduto, da dove lo ha conseguito, dal suo metodo esecutivo. Può dedicarsi anche la restauro oltre che alla costruzione e al commercio. Potrebbe costruire strumenti “ pessimi” ma essendo eseguiti a Cremona può ovviamente legittimamente inserire la scritta nel cartiglio “ fecit in Cremonae” e sappiamo che questa dicitura spesso consente che lo strumento aumenti di valore. Non per niente questo accade anche per strumenti neppure costruiti a Cremona e che riportano anche nomi di liutai neppure mai esistiti! Vogliamo solo far presente invece che in molti paesi, in Germania ad esempio, prima di aprire bottega e potersi definire Gegenbauer (maestro liutaio) si deve superare un severo esame e questo da tempi immemorabili.
Da noi no; ci sono liutai appena diplomati che iniziano a lavorare a Cremona come professionisti, italiani e stranieri che provengono da altre scuole italiane ( Parma Milano ) ma anche estere e a volte non hanno neppure frequentato una scuola di liuteria. Ultimamente hanno aperto bottega anche i così tanto vituperati cinesi. Basta iscriversi alla Camera di Commercio ( e non si parla in questo caso dei tanti abusivi altro grande problema che operano in città ) ) e trovare una bottega magari in centro storico . Ci sono a Cremona liutai bravissimi capaci corretti ma accanto a loro altri meno bravi, meno capaci, meno corretti.
Secondo alcuni la nostra Scuola di Liuteria ( ora liceo musicale) con “annessa maturità” , avrebbe troppe poche ore di laboratorio ed alcuni insegnanti non sempre all’altezza della situazione. Malgrado i tanti tentativi per modificare la situazione e malgrado il fatto che magari Cremona meriterebbe una selezione molto più rigorosa e una preparazione più adeguata si continua a non cambiare. Il discorso ci porterebbe molto lontano ma è concepibile ad esempio che ogni anno si sfornino proprio a Cremona una trentina e forse più di nuovi liutai di ogni parte del mondo ?
Ciascuno opera come crede opportuno e tutti in nome della liuteria classica ma ci sono anche liutai che hanno contratti con commercianti giapponesi, coreani per la fornitura di un certo numero di strumenti all’anno, e ciò non comporta certo ricerca ed impegni sovrumani, altri che, cosa molto più grave, assemblano e vendono strumenti magari importati dalla Cina o dai paesi dell’est inserendovi la propria etichetta, altri ancora che si limitano a verniciare alla “ cremonese” strumenti destinati alla Cina e potremmo continuare citando liutai che fanno i loro commerci acquistando a poco prezzo strumenti di allievi o di giovani “ affamati”, altri che avrebbero sul libro paga schiere di specie di schiavetti coreani e potremmo continuare anche sino al “grande” liutaio beccato in Cina, malgrado fosse in vista ufficiale, ad acquistare strumenti in bianco, da portarsi a Cremona e che non è stato neppure “ sanzionato “ o di chi rappresenta la liuteria cremonese ma che non avrebbe mai costruito neppure un violino.
Queste cose sono note a tutti a Cremona ma pare che nessuno si scandalizzai e cerchi di porvi riparo; ma se si opera così come si può difendere il “ marchio Cremona” e la “eccellenza” della liuteria cremonese se sono i primi i “cremonesi” a fingere di non vedere e un certo numero di liutai “ cremonesi” ad operare in questo modo senza essere contestati ?
Accanto a questi personaggi ce ne sono però molti altri seri, professionali, bravissimi coscienziosi, impegnati….. ma chi difende loro, il loro buon nome e il loro lavoro ?
Ed ecco quindi il Consorzio che gode di sostegni economici notevoli e che è nato nel 1996 e che intende ( o intendeva ) operare per la difesa della classicità e dell’eccellenza . Vi aderiscono oggi una sessantina di liutai ( e mi pare che malgrado la validità di alcuni di loro ) non sono certo una percentuale elevata rispetto al numero di quelli che operano in città e provincia.
Sintomatico il fatto che non vi abbiano mai aderito liutai come Morassi e Bissolotti ma anche “giovani “ meno “noti” di loro ma certamente molto quotati in campo internazionale. Ancora più grave però che altri vi abbiano aderito e che se ne siano poi andati.
Forse allora ci sarebbe da chiedersi se c’è qualcosa che non va.
Tutti abbiamo letto due lettere molto pesanti nei giorni scorsi. Sono importanti anche perché scritte da quattro liutai serissimi, vincitori anche di prestigiosi concorsi internazionali ( la triennale ad esempio !!) a dimostrazione della validità del loro lavoro !
Contenevano accuse molto gravi e che hanno fatto scalpore ma quello che ci preme invece sottolineare è la “ mancata vera reazione” di coloro che dovrebbero davvero aiutare la liuteria e la sua eccellenza e la città di Cremona
Chi viene contestato minimizza e si consola del fatto che questi liutai non facciano parte del Consorzio; si afferma anche che le dimissioni di un certo numero di liutai dal Consorzio sarebbero un fatto fisiologico e che……. sarebbe impossibile la nascita …..di un altro Consorzio. Ma era questa forse la materia del contendere ?
I liutai nelle loro lettere dicono ben altro Ad esempio che “ La liuteria cremonese è rappresentata da “chi non è nemmeno in grado di garantire comportamenti professionali dei propri associati” e non sarebbe neppure in grado di impedire atti di concorrenza sleale.
Ma si contesta anche l’eccellenza della produzione reclamizzata dal consorzio il cui negozio in centro sembra più che altro un bazar di suovenirs con altre affermazioni pesantissime che dovrebbero far riflettere
Si dice ad esempio testualmente “ questi signori hanno operato in modo che si arrivasse a identificare la liuteria cremonese con il consorzio stesso. Ora, a completamento dell’operazione, la ‘novità’ del ‘bollino qualità’ che non si nega a nessuno”.
E aggiungono riferendosi sempre ai responsabili del Consorzio “ Basta non toccare argomenti tabù e come d’incanto ogni problema o conflitto svanisce ? “
Perché poi definire ‘anacronistica e di difficile realizzazione’ l’eventuale nascita di altro consorzio o associazione ? chi e in che modo potrebbe impedirlo?
Forse la frase andrebbe intesa che i loro appoggi politici potrebbero impedire finanziamenti pubblici ai “nuovi “ ? Questo sarà certamente vero ma è un modo questo per salvare la liuteria cremonese? Non lo crediamo proprio.
E i liutai nelle loro lettere insistono “ La liuteria, così come l’arte, la storia, l’urbanistica della nostra città, da cultura (bene di tutti e a favore di tutti) sono state trasformate in ‘marketing territoriale’, oltre tutto da persone che niente (o poco) sapevano (sanno) di storia, arte e cultura in genere. I liutai sono stati di fatto esautorati ed esclusi da qualsiasi scelta e/o decisione che li riguardasse da vicino, dal concorso triennale, alla fiera fino al museo del violino“
Non sarebbe l’ora quindi di affrontare seriamente il problema liutario cremonese nel suo complesso invece di far orecchie da mercante e di mantenere atteggiamenti di arroganza e di ostracismo visto che si accusa chi detiene le leve del potere di incapacità o peggio ancora di assoluta mancanza di cultura (perlomeno liutaria) e visto che tra poco nascerà un Museo del Violino per la cui realizzazione e gestione i liutai ( così come le associazione liutarie che li rappresentano ) non sono stati mai neppure interpellati?
Purtroppo probabilmente malgrado questi appelli e queste violente contestazioni i responsabili della liuteria cremonese nasconderanno ancora la testa nella sabbia facendo finta che i problemi sollevati non esistono e con ostentata sicurezza continueranno ad affermare che la liuteria cremonese manterrà per sempre il suo primato nel mondo. ?
Speriamo solo allora che non si accorgeranno di aver sbagliato tutto quando forse sarà davvero troppo tardi.